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Borgo Egnazia: quando il lusso dell’hotellerie incontra l’agricoltura rigenerativa

  • Immagine del redattore: Cassandre Parent
    Cassandre Parent
  • 11 mag
  • Tempo di lettura: 3 min
Borgo Egnazia : quand le luxe hôtelier mise sur l’agriculture régénérative
©Borgo Egnazia

Immerso nel cuore della Puglia, nel Sud Italia, Borgo Egnazia si definisce ben oltre l’idea di un semplice resort di alta gamma. Qui l’ospitalità si trasforma in un vero e proprio laboratorio sostenibile, dove giardini e coltivazioni diventano espressione concreta di un modello fondato sui principi dell’agricoltura rigenerativa e circolare.


Su 18 ettari di paesaggio mediterraneo si delinea una tenuta alberghiera unica nel suo genere ʹBorgo Egnaziaʽ, in cui la terra non è semplice scenografia, ma architettura stessa dell’esperienza. Ispirato agli autentici borghi della provincia di Brindisi, la tenuta si articola in tre aree denominate La Corte, Il Borgo e Le Ville, dedicate rispettivamente all’ospitalità, alla ristorazione e alle residenze private. Eppure, l’identità più profonda del luogo si svela altrove: nei campi coltivati e nella sua Seed House, espressione concreta di un impegno radicale verso l’agricoltura rigenerativa e di una convinzione semplice e potente allo stesso tempo: « un seme può cambiare il mondo».


L’agricoltura rigenerativa al centro del progetto


Nei campi e nei giardini di Borgo Egnazia la biodiversità viene coltivata attraverso pratiche fondamentali: la vermicoltura e l’apicoltura. La prima rigenera naturalmente il suolo. La seconda sostiene l’impollinazione e contribuisce alla salvaguardia degli ecosistemi locali, preservandone l’equilibrio. L’impiego di prodotti chimici di sintesi è escluso e il consumo d’acqua è ridotto del 25% rispetto ai metodi convenzionali.


Perché il vero lusso si esprime anche senza sprechi né eccessi e ogni gesto si inserisce in un ciclo che origina dalla terra e alla terra ritorna. Ogni giorno, circa 40 kg di rifiuti vegetali provenienti dalle cucine vengono trasformati in compost naturale, incarnando un approccio circolare in cui nulla si perde e tutto si rigenera.


Al centro del progetto, Angelo Giordano, agronomo, ricercatore e seedsaver, svolge un ruolo fondamentale. Forte di oltre 25 anni di ricerca e un dottorato in agronomia, guida l’iniziativa con una visione ben precisa. Per lui: « nessun [seme] sarà perduto: tutti verranno condivisi, scambiati e restituiti al territorio». Ad oggi, il progetto ha permesso di recuperare oltre 322 varietà, scambiarne 73, e riprodurne 84, contribuendo attivamente alla salvaguardia di un patrimonio genetico fragile e prezioso.


©Borgo Egnazia, Angelo Giordano, dirige il progetto agricolo della tenuta


Pioniere di un sistema circolare


Al centro del progetto di Borgo Egnazia, la conservazione dei semi segue un ciclo paziente, quasi immutabile, in cui ogni fase alimenta la successiva. Nei campi come nella Seed House, il team di lavoro si impegna a restituire vitalità a varietà antiche, progressivamente scomparse dai circuiti agricoli tradizionali.


Tutto ha inizio da un’attività di ricerca condotta insieme agli agricoltori locali e nelle campagne pugliesi. I semi ritrovati vengono poi raccolti, studiati e conservati fino alla stagione della semina.


Quando arriva il momento della semina, le colture si sviluppano secondo pratiche rigenerative che escludono l’uso di prodotti chimici di sintesi e limitano l’impoverimento del suolo. Le piante crescono seguendo il ritmo delle stagioni fino a produrre, a loro volta, nuovi semi.


Dopo la raccolta, le sementi vengono estratte, pulite e selezionate con cura. Una volta essiccate, vengono custodite nella Seed House, dove sono conservate e moltiplicate per garantirne la continuità nel tempo e la salvaguardia delle varietà recuperate.


Nell’hotellerie di alta gamma, il controllo di ciò che approda in tavola costituisce un elemento strategico fondamentale. Produrre in loco o in filiera cortissima consente infatti di garantire qualità costante, tracciabilità totale e una parziale indipendenza dai mercati agricoli tradizionali.


©Borgo Egnazia, agricoltore al lavoro in uno dei campi


Trasmettere una memoria agricola e culturale


A completamento di questo percorso, anche le cucine sperimentali del ristorante Due Camini e della Masseria Le Carrube assumono un ruolo centrale. Al Due Camini, sotto la guida dello chef Schingaro, le verdure non rappresentano più dei semplici contorni, ma diventano il cuore stesso dell’esperienza gastronomica.


I semi custoditi nei campi trovano così la loro espressione anche a tavola, dando vita a percorsi culinari inediti, capaci di sorprendere persino i palati più scettici. Portare questi prodotti fino alla tavola conferisce un significato concreto alla filosofia di coservazione: non si tratta soltanto di riscoprire sapori autentici, ma di partecipare a un gesto collettivo volto a preservare, per il futuro, l’identità dei territori e la biodiversità.


©Borgo Egnazia

©Borgo Egnazia


Ma il progetto supera i confini del piatto. A Borgo Egnazia, si estende ad altre forme di espressione del territorio: capi d’abbigliamento ispirati all’artigianato locale, oggetti d’arredo, e prodotti simbolici come l’olio d’oliva. Diverse declinazioni attraverso cui si tramanda la memoria del luogo e la sua cultura.


A Borgo Egnazia, il lusso non si misura più nel comfort delle suite, ma nella capacità di un luogo di far rivivere una terra.


Scopri Borgo Egnazia 


Tradotto da Federica Mignacca

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