Intervista: Domenico Balducci, l’arte di lasciare che siano le idee a scegliere la propria forma
- Victoria Di Cala (BC)

- 7 ago
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Aggiornamento: 6 giorni fa

Artista dalle molteplici espressioni, Domenico Balducci racconta in questa intervista esclusiva il suo sguardo sull’illustrazione, la creatività e la ricerca di un’autenticità artistica.
Bastano pochi istanti di osservazione del lavoro di Domenico Balducci per comprendere quanto sarebbe riduttivo definirlo un semplice illustratore. Nell’artista italiano, il disegno dialoga naturalmente con la pittura, la scultura e il video. Ogni disciplina sembra prolungare quella precedente, senza gerarchie né confini. Questo rifiuto di rinchiudersi in un’unica pratica non è una strategia artistica: è il riflesso di un modo personale di abitare il mondo.
Questa libertà creativa affonda le sue radici nell’infanzia, trascorsa in una casa di campagna dove la natura è diventata il suo primo terreno di sperimentazione. Ben prima delle scuole d’arte e delle commissioni professionali, c’erano le pietre su cui disegnava, la terra che modellava, i fiori che assemblava e quelle ore trascorse a trasformare gli elementi che lo circondavano in creazioni spontanee. Con il tempo, riconosce in quei gesti una prima forma istintiva di osservazione dell’ambiente e di narrazione attraverso le forme.


La pittura entra nella sua vita all’età di dodici anni, prima che una formazione artistica e poi gli studi in grafica pubblicitaria gli forniscano le basi tecniche necessarie per sviluppare il proprio linguaggio. In seguito, Roma appare come una scelta naturale quando decide di studiare moda. Eppure è proprio durante quegli anni universitari che prende coscienza di ciò che lo anima più profondamente: l’illustrazione.
Ai suoi occhi, essa possiede una capacità unica di riunire il disegno, il colore, la narrazione e la sensibilità estetica in un unico linguaggio. Da allora occupa un ruolo centrale nel suo lavoro, senza mai mettere in ombra le altre forme espressive che continuano ad arricchire il suo universo.
Questa pluralità, tuttavia, non è sempre stata una certezza. Come molti giovani artisti, Domenico Balducci pensava un tempo che fosse necessario scegliere una sola direzione per essere riconoscibile. Con il passare degli anni, questa convinzione è venuta meno.
«La vera identità non nasce dai limiti, ma dalla libertà di esprimersi. È l’idea a scegliere il mezzo, e non il contrario.»


Questa filosofia attraversa l’intera sua opera. Se le sue illustrazioni danno spesso l’impressione di essere nate con una sorprendente naturalezza, sono in realtà il risultato di una lunga ricerca fatta di schizzi, tentativi e aggiustamenti invisibili. Il processo scompare dietro un’immagine che sembra essersi rivelata da sola.
L’artista, inoltre, non cerca di controllare ogni dettaglio. Preferisce lasciare che siano le emozioni a guidare il suo gesto, fino a quando l’opera trova spontaneamente il proprio equilibrio. Secondo lui, non esiste un momento preciso in cui un’illustrazione può dirsi conclusa. Arriva semplicemente un istante in cui nulla chiede più di essere aggiunto o sottratto.
Questa ricerca dell’equilibrio spiega forse perché le sue creazioni vadano oltre la semplice idea di bellezza. Per Domenico Balducci, un’immagine riuscita non si limita ad affascinare lo sguardo.
«Una bella immagine cattura l’occhio, ma un’immagine dotata di una vera presenza lascia un’emozione, una traccia, qualcosa che continua a vivere dentro di noi anche dopo averla osservata.»

Il suo lavoro attribuisce così un ruolo essenziale a ciò che rimane invisibile: le emozioni, i ricordi e le storie racchiuse in ogni illustrazione. Se gli venisse chiesto di scegliere soltanto alcune opere tra tutte quelle realizzate, non le selezionerebbe per la loro qualità grafica, ma per ciò che sono capaci di raccontare. Un’illustrazione diventa importante quando contiene un frammento del suo percorso, un sentimento o un pensiero che supera ampiamente la sua forma.
Questa fedeltà al proprio universo guida anche le sue scelte professionali. L’artista rifiuta regolarmente alcuni progetti, non per mancanza di tempo, ma perché non corrispondono alla sua visione della creazione. Preferisce rinunciare a una commissione piuttosto che realizzare immagini che considera prive di anima. Solo i progetti capaci di suscitare un’emozione meritano, secondo lui, di essere portati avanti.
Questa esigenza si accompagna a uno sguardo che non lo abbandona mai. Che osservi una città, un abito o una persona incontrata per strada, la stessa curiosità continua ad agire. Non cerca di disattivare il proprio sguardo da artista; esso fa parte integrante della sua quotidianità, come un modo costante di percepire le forme, i dettagli e le emozioni.
In un contesto in cui i social network spingono spesso i creatori alla ricerca di un’approvazione immediata, Domenico Balducci individua un pericolo più grande di tutti gli altri: quello di voler piacere.
«Quando un illustratore crea pensando prima di tutto allo sguardo degli altri, rischia di perdere la propria autenticità. Un vero artista deve seguire la propria visione e lasciare che sia il suo linguaggio a parlare.»

In fondo, è forse proprio questa autenticità a riassumere meglio il suo lavoro. Se si togliessero dalle sue opere i colori, le linee e le silhouette, secondo lui resterebbe una sola cosa: la spontaneità del gesto creativo. Quella di un bambino che inventa senza calcolo, guidato soltanto dalla propria immaginazione e dall’emozione del momento.
Una definizione semplice, quasi evidente, ma capace di illuminare l’intero percorso di Domenico Balducci, senza mai perdere quella libertà originaria da cui nascono le immagini più sincere.
Tradotto da Federica Mignacca







